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27/12/2017 - L'obiettivo è chiaro: raffreddare la Terra per ridurre l'impatto del riscaldamento globale. Ma le vie per raggiungerlo sono moltissime, e per certi versi fantascientifiche: si va da macchine giganti che agiscono come veri e propri “netturbini” per l'anidride carbonica che viene portata fuori dall'atmosfera fino a particelle riflettenti che facciano “rimbalzare” la luce del sole.
Ma la geoingegneria è solamente uno degli strumenti per “salvare” il pianeta, in uno sforzo che deve vedere alla base delle scelte un nuovo rapporto tra uomo e natura.
A dare questa chiave di lettura per il futuro è Oliver Morton, autore del volume “Il pianeta nuovo”, che all’ultimo Festival della Scienza di Genova ha spiegato la sua visione di un futuro che dovrà partire da scelte politiche globali ben precise. «Prima di tutto è importante definire bene i rischi che intendiamo ridurre – è il suo parere -. Per me è fondamentale conoscere il rischio che gli habitat e gli esseri umani possano diventare più vulnerabili. La Terra è un grande pianeta che esiste da miliardi di anni e sta all'umanità e al suo precario senso di solidarietà indirizzare le scelte politiche che consentiranno di salvaguardarla».
Ma quali potrebbero essere le priorità politiche da porre in cima alle richieste? Secondo Morton, al primo posto dovrebbe esserci la decisione di finirla con un'economia che preveda l'impiego di carburanti fossili. Il secondo argomento coinvolge il trasferimento di risorse e lo sforzo di salvaguardare le popolazioni più vulnerabili, il che richiede modelli di redistribuzione e nuovi approcci allo sviluppo.
Le tecnologie geoingegneristiche potranno sicuramente rappresentare strumenti estremamente utili in questo senso. «Saranno di interesse tutte le tecnologie che consentono una generazione di energia non legata a carburante fossile – riprende Morton -. Dobbiamo rivolgere l'attenzione all'energia prodotta grazie al vento, anche poco sfruttata, a quella oceanica e alla stratosfera. Inoltre dovremmo continuare a migliorare lo sviluppo del fotovoltaico ed esplorare, con grande attenzione, l'impiego dell'energia nucleare cercando vie di sviluppo che ci consentano di evitare alcuni dei problemi che abbiamo vissuto».
L'importante, insomma, è puntare su tecnologie che riducano i potenziali danni e quindi a basso impatto. «Io sono concentrato sulle tecnologie di geoingegneria che possano contribuire a ridurre la quantità di radiazioni solari che arrivano alla superficie terrestre e possano ridurre i gas serra dall'atmosfera – precisa l'esperto -. Queste sono le vie per ridurre l'impatto dei gas serra stessi che sono stati ormai stati prodotti ed emessi a livello globale».
L'importante, secondo Morton, è arrivare in futuro a una perfetta combinazione tra comportamenti umani e natura. In questo modo si potrà salvare il pianeta. «Penso che si dovrà arrivare a una relazione che metta in primo piano le dinamiche naturali – conclude, con un monito -. La natura non è uno un contenitore di roba buona da preservare immacolato, ma piuttosto è il modo attraverso il quale l'indesiderato e l'inconscio si presentano a noi. Se vogliamo cercarli possono esistere aspetti naturali profondi anche in ambienti totalmente artificiali. Dobbiamo accettare che sia la natura che l'umanità possano essere belle sia nei piccoli dettagli sia in quelli grandi – che c'è un sublime tecnologico che può vivere attraverso la grandezza della natura senza eclissarla o riducendola. Dobbiamo, in conclusione, celebrando la natura in tutti i suoi modi di presentazione, senza idolatrare l'assenza dell'umanità ma senza al contempo irridere i bisogni dell'uomo».
Insomma, occorre una nuova visione, come emerso anche al festival di Genova, per guardare con occhi nuovi al rapporto tra l'uomo e la natura. Grazie all'arte, oltre che alla scienza, scopriremo come questo rapporto è cambiato e in che modo possa evolversi nel futuro prossimo, quando le azioni umane, deliberate e inconsapevoli, si avvicineranno ai poteri della natura.
–di Federico Mereta
Foto Epa
Fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2017-12-27/la-geoingegneria-salvera-mondo-ma-l-uomo-deve-fare-sua-parte-125331.shtml?uuid=AELaEiXD