Franchising, retail, business
19/08/2014
L'India non ama i supermercati europei. Un mese dopo il ritiro di Carrefour, adesso anche l'insegna Auchan ha deciso di mettere fine alla sua avventura indiana. La catena francese Auchan, colosso della grande distribuzione, è costretta a fare marcia indietro relativamente alle proprie ambizioni di espansione nel continente dell'Asia del Sud che con i suoi 1,2 miliardi di abitanti poteva sembrare, inizialmente, l'Eldorado per la gdo.
Errore. Il gruppo della famiglia Mulliez ha annunciato lunedì 11 agosto la rottura della partnership con l'indiana Max Hypermarkets siglata un paio di anni fa con l'intento di permettere ad Auchan di investire in India secondo la normativa locale. Tuttavia, il progetto non si è realizzato, nonostante gli sforzi di ambo le parti, con il risultato che di qui a gennaio 2015 i 12 negozi del gruppo indiano Max Hypermarkets non esporranno più l'insegna Auchan. La rottura dimostra una volta di più tutte le difficoltà del mercato indiano per la grande distribuzione europea alimentare. I precedenti non mancano. A partire dal 2000 i francesi di Carrefour, i tedeschi di Metro, gli americani di WalMart e la britannica Tesco si sono affacciate sul mercato indiano siglando partnership con le società locali di distribuzione prima di aprire magazzini all'ingrosso, il solo format riservato agli investitori stranieri. Regole accettate dai colossi europei e Usa della gdo nella speranza di arrivare, prima o poi, ad aprire ipermercati con la propria insegna. Nel 2012 il disco verde del governo dopo infiniti tira e molla. Aperture condizionate, in primis, però dall'avallo statale, ritenuto uno snellimento delle procedure e capace di rilanciare la crescita economica del Paese all'epoca in rallentamento. Il progetto ha incontrato l'opposizione delle autorità locali intente a proteggere il piccolo commercio e i produttori del territorio, anche sulla base di una legge del governo che ha imposto che il 30% dell'offerta fosse di produzione autoctona. E a seguire, il commissario dell'industria di Nuova Delhi ha vietato la presenza di insegne estere nella capitale. Una strada perseguita anche in conseguenza dell'ascesa al governo del nazionalista Bharatiya Janata. Così, Auchan non è il solo a battere in ritirata: prima di lui, a luglio, ad annunciare il proprio dietrofront era stata la catena francese Carrefour con l'a.d. Georges Plassat a dichiarare «macchina indietro» sul piano di apertura di cinque magazzini all'ingrosso, messo a punto nel 2007 e concretizzato nel 2010. Carrefour tirerà giù il bandone entro settembre. Prima di Carrefour, la stessa decisione era stata presa da WalMart che ha messo fine alla propria partnership con l'indiana Bharti siglata nel 2007. Auchan, che fattura 48 miliardi di euro l'anno, continua a credere nella crescita degli ipermercati in India e lascerà una propria pattuglia sul territorio per esplorare la maniera migliore di penetrazione commerciale prendendo esempio dalla britannica Tesco, partner di Tata, che sta per chiedere l'autorizzazione ad aprire proprie insegne.